Parrocchia Sant'Antonio di ALBEROBELLO

COMINCIANDO DA COMO  - DON GUANELLA E LA FAMIGLIA GUANELLIANA OGGI


foto4di don Fabio Pallotta, guanelliano

Don Guanella è maestro di santità

Molto prima e molto di più che maestro di un comune linguaggio, don Guanella è maestro di santità: l’essere viene sempre prima del dire o dello scrivere. La prima cosa è la fede, non la sua formulazione; la fede vissuta del Fondatore che ha operato nella carità attraverso la speranza paziente.

L’Eucaristia, nel suo gioco di offerta, attrae e coinvolge. E il Pane spezzato per tutti chiede di spezzare un altro pane, del quale è premessa e verifica. La santità di don Luigi è tutta centrata in quel punto, come la finestrella della sua camera affacciata sul Tabernacolo del Santuario di Como, senza confusione e senza preamboli: Dio è tutto e vuole tutto, perché dà tutto. “Come la Vittima del Calvario, anche noi…”

Senza soste nella diffusione della Carità, don Guanella non appare mai crogiolarsi nella soddisfazione per il cammino percorso: carico di anni parte ancora per gli Stati Uniti a gettare il seme pure lì e nell’ultimo Gennaio di sua vita sfida di persona i geli abruzzesi per soccorrere i terremotati. Una trascuratezza di sé che è la scorza della santità; la polpa è data da una preghiera sentita come privilegio: il Padre ci ammette a discorso con sé, che cosa grande! “Andiamo al Padre”

Qui andrebbe aperto il grande discorso sulla Provvidenza come guida della sua vita e sull’abbandono ad essa come prassi seguita, fino al dolore. Sulla fatica del discernere, duro per lui come per ogni uomo: non capire tutto, non capire subito, non capire i motivi, non capire i tempi. Il dono di grazia -ogni carisma- non ci è mai connaturale; si adatta all’uomo, ma è di altra pasta e per accoglierlo bisogna saper stare in silenzio, di frequente.

Con grande leggerezza, però: “Fino a mezzanotte ci penso io, dopo mezzanotte ci pensa Dio…”.

Qui si intravede il capitolo della mistica di don Guanella che consiste in un piccolo punto profondo, ma roccioso nell’anima, per cui il Fondatore ha potuto muoversi nella vita reale esposto ad eccessi di ogni natura sapendo che c’è un destino più grande di noi, una cura, un’attenzione  più sapiente e più forte; lui la chiamava Provvidenza, secondo il linguaggio spirituale del suo tempo. Il piccolo punto: la Provvidenza mi ha chiamato, la Provvidenza mi sostiene, alla Provvidenza mi affido. Non posso controllare tutto, occuparmi di tutto, ossessionarmi la vita ed essere sopraffatto da cose che non sono alla mia portata; quello che è al mio livello lo seguo per come posso. Al resto ci pensi Lei, tanto…è roba sua!

Tutto da studiare sarebbe proprio il tracciato della sua santità: le soste, le virate, le bocciature, le riprese, le curve, le sospensioni. Un’idea estremamente statica e stereotipa della santità di don Guanella ce lo dà virtuoso già nella storia della minestra per i poveri, tra i giochi di bambino con la sorella, ma la linea del suo cammino è spezzata in più punti. A monte c’è la nostra sfasata idea dei Santi che non sbagliano e non cadono, innocenti e impeccabili, soprattutto fermi, irremovibili, per cui anche su don Guanella la lettura è andata in questa direzione dritta, stanca e falsa. Quante giravolte, invece, in quel tragitto!

Ribadisco che mi pare giunta l’ora di una versione biografica alternativa di don Guanella; va ricostruito il racconto di un santo incontrabile, una figura realistica, come quando in certi nostri raduni chiamiamo uno a dire la sua testimonianza. La sfida che si pone se vogliamo trasmettere don Guanella alle nuove generazioni è questa: come narrare un santo al di fuori dei canoni dell’agiografia. In fondo questa fu anche la traiettoria delle prime Figlie e dei primi Servi: prima si imbatterono in un uomo dalle mille virtù e dai mille difetti, poi piano piano l’eccezionalità di quella figura si impose al punto da non potersene staccare più: se andiamo via di qui dove andiamo?

Costruire una biografia che non parta dal pregiudizio –questo è un santo e ora te lo dimostro- ma che si imponga poco a poco, alla fine della quale si sia costretti dall’evidenza ad ammettere lo spessore di eccezionalità. La sua fu una santità che si misurò col metro della vita normale, fatta anche di polvere.

Esce dalla sua Diocesi fondamentalmente contro il parere del suo Vescovo e dicono che va via perché insoddisfatto; non sa se restare salesiano o partire per le Missioni estere; va via da Torino e si diffondono voci sulla rottura di dialogo tra lui e don Bosco; quando torna in Diocesi è il Vescovo stesso a insinuare che don Luigi sia stato cacciato da Torino. C’è tutta una traiettoria di chiacchiere sul suo conto, sull’utilizzo del denaro, sui sistemi in uso nelle opere, sui suoi presunti intrighi. Nascono cospiratori e avversari, pettegoli e spie. Non si contano i fallimenti. Anche tra i familiari emergono ostilità a suo riguardo, anche tra i confratelli. Anche in Curia. Anche a Roma.

Quanto sarebbe apprezzabile uno studio sui mesi del suo vagabondaggio nel 1881, quando gli chiudono Traona ed è costretto a mendicare amicizia, pane, comprensione: sì, i mesi di Milano e di Gravedona. Che periodo! Popolato da carabinieri che lo sorvegliano e da politici che tremano per le sue esternazioni, da curiali pettegoli e da bigotti diffamatori; ma ricco anche di presenze angeliche, perché nelle difficoltà Dio ci fa incontrare angeli e mai ci lascia soli. A rileggere le Morie autobiografiche del Fondatore è questo che lascia senza fiato, la sua lettura delle trasversalità come di una vera e propria fortuna; come quando uno rilegge la sua vita e si accorge che tutte le lacrime versate sono state una botta di fortuna quasi ridicola; a chi lo racconti? Chi ti crederebbe?

La personalità di don Guanella era di quelle che sollevano polveroni; non mancò qualche imprudenza nello stile; l’invidia faceva la sua parte; i toni delle sue conversazioni spesso arrivavano al limite; la dirompenza delle sue opere metteva in crisi una certa routine pastorale piatta. Sul tutto si aggiungano i danni causati dai suoi figli che si ritorcono contro di lui, a ciclone. Ecco, mantenersi fedeli nella bufera; non perdere la luce del carisma nella pressa delle ostilità; conservarsi puri attraversando tante pozzanghere; ammettere i propri limiti e scusarsene: qui mi pare di dover leggere il sentiero della sua santità, più alla nostra portata. Autobiografica e suggestiva quell’immagine da lui usata sul sole che mentre tutto illumina non si lascia sporcare dalle miserie su cui cade…



Continua

COMINCIANDO...La preoccupazione per le origini (1)
COMINCIANDO...Don Guanella e la sua Famiglia oggi (2)
COMINCIANDO...Don Guanella è il testimone delle origini (3)
COMINCIANDO...Don Guanella è l’iniziatore della Casa ‘Madre’ di tutte le Case (4)
COMINCIANDO...Don Guanella è maestro di santità (5)
COMINCIANDO...Don Guanella è il padre dell’accoglienza (6)
COMINCIANDO...Cominciando da Como – Tornando a Como (7)


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