Parrocchia Sant'Antonio di ALBEROBELLO

COMINCIANDO DA COMO  - DON GUANELLA E LA FAMIGLIA GUANELLIANA OGGI


foto4di don Fabio Pallotta, guanelliano

Don Guanella è l’iniziatore della Casa ‘Madre’ di tutte le Case

Ciò che va riscoperto è la luce che promana dalla Casa Madre di Como; lì c’è don Guanella ormai maturo, con venti anni di sacerdozio e tante esperienze accumulate. Attraverso tentativi e fallimenti la sua ‘idea’ primigenia, presente già in germe negli anni di Savogno, è sempre più radicata e personale; due bagni interessanti l’hanno resa ancora più tipica: il triennio salesiano e soprattutto l’impatto con l’opera cottolenghina.

Se da don Bosco mutua l’organizzazione e lo stile, al Cottolengo trova congenialità con il suo primo sentire: lì vede ‘fatto’ quello che sogna nella mente, tanto da imprimere lo stesso nome alla sua Casa, quasi fosse un ‘Cottolengo comasco’. Piccola Casa Della Divina Provvidenza sarà la nostra Casa Madre, e sempre da quell’esperienza gli viene l’ispirazione biblica per l’azione; la trova impressa sull’architrave d’ingresso della grande Casa torinese: “Charitas Cristi urget nos”. Queste due affluenze, don Bosco e il Cottolengo, lo segnano per sempre e il modello-Como va letto anche alla luce di esse, per cogliere il suo specifico.

E’ il modello di una Casa-villaggio, aperta e dinamica, mai rigida nelle forme; allergica ad ogni fissismo, un perpetuo cantiere perché è per le persone e le persone vanno, vengono, crescono, cambiano… Prima ci sono i poveri e poi per loro si crea lo spazio; e, se ne arrivano altri, ci si sposta, ci si allarga. Questa duttilità nelle strutture mi pare essere un dato carismatico e non un segno della precarietà degli inizi. Si concepisce l’idea della Casa, ma poi si è aperti, perché la Provvidenza decide lei tutto.

Al centro sempre la Chiesa, irradiazione del tutto, senso e chiave per i religiosi, speranza e fortezza per gli ospiti; e poi zone, reparti, locali a categorie, ognuno col suo santo patrono, ognuno con un suo regolamento, ognuno coi suoi religiosi addetti. Il cortile come raccordo delle varie realtà e luogo di incontro; la ‘porta’, strategico e prezioso snodo delle domande e primo soccorso ai poveri. In tutto: accoglienza…“in omnibus caritas”.

Prediletti? Quelli sprovvisti di tutela. Quelli scaricati dagli altri. La Casa esiste soprattutto per quelli che non saprebbero come fare altrimenti, per quelli ai quali nessuno pensa e che tutti mollano. Questa idea tocca il cuore del Fondatore anche nell’accettare i primi religiosi e non solo per il gioco-forza della necessità di personale; è chiave di volta del suo spirito: il Padre ama di più chi è scartato e messo fuori corsa. Raccogliere chi è abbandonato diventa l’idea motrice della sua spiritualità che è tutta centrata sulla Casa del Padre, e di cui la parabola del figliol prodigo è l’icona più riuscita.

Una nota personale è l’apertura preferenziale a quelli che egli chiama ‘innocenti di colpa’: cioè tra i poveri, ci dedichiamo con speciale sguardo a quelli che sono così non per colpa loro, ad esempio gli handicappati mentali. Dietro c’è tutta l’esperienza acquisita in casa del Cottolengo e dalla sua cura dei Buoni Figli e Buone Figlie il cui primo reparto a Torino fu dedicato, non a caso, ai Santi  Innocenti. Ma anche qui per don Guanella l’occasione è data dalla realtà e l’orientamento dalla fede: la sua valle e il mondo presentano una grande quantità di ‘scemi’ che vivono come se fossero un di più del mondo, un’eccedenza trascurabile ed egli vi impegna tutte le forze per urlare che anche quella è vita; anche quelli sono figli, fino a teorizzare una loro bellezza per nulla inferiore alla nostra, anzi! Emanano la bellezza del Padre, che è bene sommo, senza macchia: rendono meglio l’idea di Dio, che è tutto grazia, tutto armonia. Così che il mondo della disabilità ci appartiene in senso teologico e non storico.

Quanto alla forma dell’Opera non emerge un ospedale dove c’è chi cura e chi è curato; meno ancora una società per servizi resi a terzi; ma un’azienda di famiglia dove a tutti è chiesto -secondo possibilità- un contributo personale. Così che sia sempre meno marcato il limite tra chi dà e chi riceve e tutti ricevono perché tutti danno, e tutti danno perché tutti ricevono. Non c’è l’idea di una Casa che ospiti dei mantenuti; se le condizioni lo permettono ognuno ha un compito, nel reparto o nella casa.

Nulla di più lontano dal cuore di don Guanella di una casa che diventa vetrina dei poveri, con clima da deposito: le Case sono un fermento, un’industria di bene, non divisioni di poveri, magari lussuosamente ordinate e fredde. Lo stile è essenziale, l’apparato leggero…

Il lavoro diventa una liturgia attraverso la quale ci si offre e ci si consacra, non meno che con i voti religiosi; anzi la fatica amata e vissuta senza risparmio è il segno dell’amore.

“Finirla non si può finché ci sono poveri da soccorrere” dice tutta la portata della missione guanelliana: non solo fare il bene, ma farne tanto e fare presto, se non si vogliono tempi peggiori di quelli che si vivono; da qui andrebbe riletto il tema del lavoro senza tregua che non risponde a nevrosi compensativa, ma all’urgenza della carità. La Carità urge.

Il tema della fatica richiama quello tutto nostro della povertà. A Como manca tutto, all’inizio, persino don Guanella; suor Chiara ne proverà grande disagio e glielo scriverà: almeno a Pianello c’era lui! Devono abituarsi alla mancanza di cose, di persone, di mezzi. In casa per tirare avanti si fa un po’ di tutto: chi sa cucire cuce, qualcuno va fuori alla filanda, altri a servizio o in assistenza, chi è capace insegna. Appare lontana la mentalità delle convenzioni con gli Enti e dei poveri mantenuti dallo Stato; qualche contributo arriva sì, nella natura del contributo, ma si vive di Provvidenza. Perché altrimenti sono a rischio la libertà e l’autonomia di conduzione. Altri tempi? O altro spirito?

L’immagine è importante quanto l’identità: e l’immagine della Casa Madre è quella di un monastero in chiave moderna, dove Dio è il primo per tutti, e tutto si fa per Lui. Tutti pregano e lavorano e ognuno vive per gli altri, esercitando la sua mansione; se c’è uno più fragile tutti sono curvi su di lui e così rafforzano i vincoli di amore reciproco. Chiamare questo sistema ‘metodo preventivo’ è un po’ stretto e non dice tutto con chiarezza perché non si tratta solo di prevenire ma è un vero e proprio stile di relazione che fa leva sull’appartenenza reciproca e che fa posizionare sempre le persone in cerchio, a catena.

Non c’è anarchia, né regime: la voce del Superiore fa da filo conduttore alla regìa della Casa e la marcia è unica anche se le gambe sono diverse e diverse le velocità.

Sempre in tema di immagine appare interessante la ‘popolazione’ della Casa: non un centro specializzato ‘per’, ma una multiformità di presenze -la famosa Arca di Noè- perché prendano luce a vicenda, i piccoli dai grandi, gli impotenti dagli autonomi, quelli che studiano dai buoni figli… Varietà di presenze per ricreare un mondo, non una serra. Un mondo vero, non artificiale. A questo scopo serve anche il numero: non appartiene al disegno guanelliano la formula moderna delle case-famiglia, dei piccoli centri, con poche persone; sì, accetterà anche lui don Guanella delle postazioni di frontiera come le stazioni cattoliche o come gli asili in piccole realtà. Ma sarà l’eccezione; la regola sono le Case grandi, con quanti più poveri si può, quanto più diversi fra loro.

La formula di Como fa convivere le persone più improbabili, assimila usi e ritmi lontanissimi fra loro, si adatta a molte abitudini di vita e mette nello stesso cortile bambini schiamazzanti con vecchi assorti. La formula guanelliana non elimina le diversità, uniformando e appiattendo: lì una casa solo per i vecchi, lì un’altra solo per i ragazzi…

Il modello-Como è lo scrigno di Dio con un’infinita varietà di gioielli: difficile trovare qualcosa del mondo, tra le miserie di allora, che non abbia trovato nella Casa Madre di allora ospitalità e assimilazione. Certo, ad occhi estranei al carisma, è forte la tentazione di concepire come Arca di Noè una Casa di tali estensioni e varietà, immagine di confusione e disordine, con la perdita delle differenze. Ma l’Arca di don Guanella è il trionfo e la cura delle differenze, che viaggiano in pace perché condividono le premure di Dio Padre e di Maria Madre della Provvidenza e sono condotte, come diceva il Fondatore, “ad un porto di salvezza”, cioè hanno un destino comune che è di bene.

Valga per sempre: le cose migliori ci sono accadute quando siamo stati Arca di Noè.

Questa maniera di ‘costruire’ le Case con un’infinità di poveri dice anche la profonda differenza tra don Guanella e don Bosco: la nostra letteratura da sempre sottolinea la ‘salesianità’ di don Guanella, che è indiscutibile. Quello che non sempre emerge, per don Guanella e per tutti i santi fondatori che respirarono l’aria di Valdocco, è la loro differenza rispetto all’indirizzo salesiano; appare davvero interessante che gente come il Murialdo, don Orione, don Markiewicz, don Alberione, don Allamano, don Guanella stesso, cresciuti in casa salesiana ne prendano a un certo punto le distanze, ognuno seguendo una sua direttrice. Nel nostro caso appare evidente la distanza di don Guanella rispetto all’orientamento abbastanza unidirezionale di don Bosco sui temi della scuola, della cultura e della formazione; l’accettazione di collegi, scuole, convitti spingeva fatalmente i salesiani verso le classi medie che erano quelle capaci di investire i propri figli nei campi dell’istruzione. Don Guanella è sicuramente poco attirato dalle classi medie della società e sente di essere chiamato a lavorare soprattutto tra i poverissimi, segnati dal degrado culturale e spirituale, oltre che materiale. Quelli che se ricevono un altro no nella vita rischiano di prenderla in odio e disprezzarla.

Quello che la Casa Madre di Como offre è semplice, ma quanto mai chiaro: “Pane e Signore”. Qualcuno scarseggia in un verso, qualcuno nell’altro; il progetto è integrativo perché ognuno sia fornito di ciò che serve per non cadere: il Signore e il pane.

Nessun salto di ruolo o di livello, si resta figli. Unica differenza: quando entri nella Casa, non sei più solo, con tutte le conseguenze; chiunque tu sia, ad ogni livello, diventi responsabile di qualcosa che è anche tuo, dove non sei ospite, ma padrone.

Attorno alla Casa un mondo ad essa interessato e per essa coinvolto: istituzioni, parrocchie, enti, privati, famiglie; i cosiddetti Amici e Benefattori, che con la frequenza possono diventare anche Cooperatori e magari -perché no?- religiosi della Casa.

Come negli antichi monasteri, se qualcuno bussa e quella vita gli piace, lì resta, lì studia, lì cresce. Non va altrove per ‘formarsi’, in una qualunque estranea, artificiale dimora; anche perché non c’è un programma diverso per i poveri e per i religiosi: “Pregare e patire” per tutti, l’antico “Ora et labora”, attualizzato e vissuto con modalità diverse.

Sta forse qui il segreto dell’attrazione esercitata da don Guanella e dalla Casa Madre su centinaia di ragazzi? Perché questo furono i primi compagni e le prime compagne: ragazzi, molti entrati al di sotto dei vent’anni, quando è più facile dare scossoni alla propria vita… Ragazzotti accolti, sintonizzati sulla direttrice di marcia, la carità, aggiustati alla meglio negli studi e resi servi dei poveri; a trent’anni già tutti con delle responsabilità più grandi di loro. Cugnasca, ventottenne, con un anno di Messa è già nel Consiglio di Direzione; Mazzucchi a venticinque anni è già segretario particolare e braccio destro di don Luigi; Bacciarini a pochi mesi dal suo ingresso è formatore e maestro, poi parroco e consigliere generale; Vannoni a ventisei anni, novello prete, riceve in consegna la Casa Madre, dalla quale il Fondatore si assenta spesso per i viaggi… Senza parlare delle Suore, sulle quali bisognerebbe approfondire quel manoscritto interessante che c’è nell’archivio della Casa Madre: “Fedeli compagne”. Profili di rara bellezza, quasi tutti al di sotto dei trent’anni. Imprecise cronache parlano di 118 sorelle nostre che sono scese nella bara prima del Fondatore; ad un conto sommario un funerale ogni nove settimane, quasi una tassa! Ragazze spesso nel fiore dell’età tra i venti e i trenta, una breve fiammata la loro offerta, pesi e incarichi immani su spalle fragili, “pietre fondamentali” della Casa scriverà don Luigi nelle sue memorie autobiografiche.  Qui sarebbe tutto da sviluppare il tema delle Vittime come appare sempre nelle memorie, senza dimenticare che è tra i primi nomi dati alle Suore dalla fantasia mai ferma del Fondatore: “Vittime” sì, del divino Amore.

Non è solo un vuoto di braccia a ingaggiare per la battaglia giovani impreparati; è un modo nuovo e interessante di responsabilizzare e far crescere; don Luigi li chiama spesso a rendere conto, li inchioda di fronte a impennate di eccessiva autonomia, li segue.

Ma sono fratelli e figli per lui e vuole farne collaboratori, non valletti, che semplicemente assistono. Questo cammino verso la responsabilità non è senza dolore, perché solo Dio sa quante lacrime siano costati al Fondatore i suoi figli e le sue figlie, per non perderli, per riprenderli, per salvarli, per accenderli del suo fuoco…

Importantissima la comunicazione, a mezzo stampa e attraverso ogni evento utile al dirsi della Casa: pesche, lotterie, mostre, accademie… Perché è carità anche far sapere. Questo l’aveva appreso da don Bosco, maestro di comunicazione: al bene va data quella risonanza che merita il Regno di Dio, gridato dai tetti, come una convocazione. Non senza i risvolti di ogni comunicazione umana: invidie, maldicenze, sospetti, fraintendimenti. Don Guanella impara lentamente e con profitto che il bene non porta solo bene, che c’è da attraversare notti gelide per chi si decide come servo nella vita: “Per fare il bene bisogna salire il Calvario”.


Continua

COMINCIANDO...La preoccupazione per le origini (1)
COMINCIANDO...Don Guanella e la sua Famiglia oggi (2)
COMINCIANDO...Don Guanella è il testimone delle origini (3)
COMINCIANDO...Don Guanella è l’iniziatore della Casa ‘Madre’ di tutte le Case (4)
COMINCIANDO...Don Guanella è maestro di santità (5)
COMINCIANDO...Don Guanella è il padre dell’accoglienza (6)
COMINCIANDO...Cominciando da Como – Tornando a Como (7)


Download Documento - [rokdownload menuitem="133" downloaditem="915" direct_download="false"]Cominciando da Como - Don Guanella e la famiglia guanelliana oggi[/rokdownload]