Parrocchia Sant'Antonio di ALBEROBELLO
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(Non credo di alterare la privacy degli auguri che don Fabio mi scrive per oggi, se li giro anche a voi perché li leggiate. Don Beppe)

Amico carissimo,

grazie dell’invito per Domenica prossima, anche se, chiaramente, dovrò rinunciare.

Sarò con voi attraverso quel ‘filo’ che è attivo da quando sono partito: la preghiera costante per te e per tutta la mia gente; dico ‘mia’ per via di quel sentimento che nasce e non muore più…

Un Rito semplice, ma suggestivo, quello con cui ti verrà affidata la tua Chiesa; sai quante volte sono tornato a quell’ora nei momenti in cui ero stanco o deluso, come pure nelle situazioni più felici?

 

Sentivo che lì c’era la verità del mio servizio: mi erano stati affidati, non li avevo scelti, né loro avevano scelto me, ma ero lì per obbedienza. Questo mi dava molta forza, anche per competere con Dio in certe ore e dirgli: “Sono tuoi…io posso solo spolverare un po’…tocca a te fare e rifare”.

Il senso è che tu, Beppe, metti le tue spalle e ti offri per ‘portare’ questo popolo; lungo la strada potrebbero accusarti di non camminare secondo le regole o di avere una marcia troppo lenta o di andare per strade secondarie e discutibili. Tranquillo: l’unica cosa che non manca mai nel ‘nostro’ viaggio sono i consiglieri: tutti e sempre sanno cosa, dove, come, quando.

Resta il fatto che, a guidare, devi pensarci tu; sentimi vicino nel tuo andare, dove -l’ho appreso col tempo- il ‘portare’ vale più dell’arrivare.

Quanto a me, fin dall’inizio avevo scelto di inchinarmi di fronte alle piccole santità proprie di gente semplice e comune che vive la fede nelle cose più normali, quali la famiglia, lo studio, la vita di relazione e il lavoro; la fede, l’amicizia. Mi è parso molto ciò che rappresentano e danno alla parrocchia e alla città, spesso in modo poco vistoso, ma reale e gratuito; anche a loro siamo debitori dello sguardo sorridente di Dio su di noi.

Certo, entri in una galleria di volti ‘unici’ che ti hanno preceduto: don Vincenzo, don Emidio, don Antonio, don Alberino, don Anselmo e don Giacomo…; ricordo che questo pensiero mi dava un po’ di ansia, perché per la tua gente tu puoi anche morire ma per loro è sempre meglio chi c’era prima. E venire dopo è già un difetto!

Oggi sorrido. E penso a te! Auguri, fratello mio…

Fabio


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